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STALKING

Quando il rifiuto
di essere rifiutati
conduce alla violenza

Alessandra Barsotti

Giada Desideri

Giu30

Modello di famiglia iperprotettiva

Categories // Articoli Generali di Psicologia

"Con le migliori intenzioni a volte si producono gli effetti peggiori", Oscar Wilde.

Con questa definizione facciamo riferimento a ciò che appare come la tendenza dominante della famiglia italiana negli ultimi anni. Una famiglia sempre più piccola, chiusa e protettiva, nella quale gli adulti si sostituiscono continuamente ai giovani, rendendo la loro vita più facile, cercando di eliminare tutte le difficoltà, fino a intervenire direttamente facendo al posto loro. Modalità comunicative Nelle famiglie dove la modalità di relazione prevalente è l’iperprotettività si notano le seguenti ridondanze comunicative: • Le parole e i gesti dei genitori enfatizzano la dolcezza, l’accoglienza, il calore, la protezione, l’amore. • La modalità non verbale più significativa è il pronto soccorso cioè l’intervento immediato dell’adulto ad ogni minima difficoltà del figlio. • L’oggetto della comunicazione sono la preoccupazione per la salute fisica, l’alimentazione, l’aspetto estetico, i successi e gli insuccessi scolastici, la socializzazione e lo sporto. • I genitori fanno molte domande ai figli riguardo a dove vanno e casa fanno, ricercando continuamente possibili difficoltà da anticipare e prevenire. • Se il figlio tenta di sfuggire al controllo dei genitori raccontando sempre meno tenendo segreti, sarà oggetto di dolci rimproveri e atteggiamenti non verbali squalificanti: silenzi, musi lunghi che innescano i sensi di colpa. Relazioni La relazione è costantemente di tipo complementare con i genitori one-up (posizione di superiorità) e il figlio one-down (posizione di inferiorità). I tentativi del figlio di prendere iniziative vengono il più delle volte scoraggiati con modalità morbide, del tipo “dicci che cosa ti manca e te lo procureremo noi”. Le regole – la madre è la responsabile designata culturalmente dell’educazione e dei comportamenti del figlio a essa conseguenti. – il padre spesso è come la madre, per cui entrambi sono perfettamente in accordo sulla loro missione di genitori e dimenticano di essere una coppia. – fare tutto il possibile perché il figlio sia all’altezza degli status symbol prevalenti; – i genitori sono raramente capaci di intervenire con correttivi autorevoli – riguardo alle regole, ogni regola può cambiare soprattutto quando risulta troppo punitiva o frustrante per il figlio; – la richiesta principale rivolta al figlio è quella di accettare i privilegi che la situazione offre con l’unico vincolo di non fare resistenza; – chi si oppone non perde alcun privilegio né l’amore dei genitori, rischia soltanto di farli soffrire. Quali significati emergono Non è importante impegnarsi più di tanto perché: • Non si va incontro a conseguenze temibili; • I genitori o i nonni possono intervenire e risolvere tutto; • I premi o i regali non dipendono da ciò che faccio, le cose mi spettano di diritto e non devo faticare per ottenerle. I singoli individui non valgono di per se stessi ma come parte di un tutto che li trascende: la famiglia. La sovrabbondanza di cure e soprattutto quello che abbiamo definito pronto soccorso viene mandato come messaggio d’amore: “faccio tutto per te perché ti amo” ma contiene una sottile e inconsapevole squalifica: “io faccio tutto per te perché forse da solo non ce la faresti”. Spesso questo dubbio (profezia) diviene realtà e può condurre a gravi problematiche dell’adolescente. I figli finiscono per arrendersi senza combattere. La loro vita si svolge nella gabbia dorata del privilegio da cui è difficile uscire sia per debito di riconoscenza sia per incapacità. Quali sono le conseguenze? Il figlio è sempre meno chiamato a rendere conte delle sue azioni. Si scoraggia alla minima difficoltà. Non accetta le frustrazioni e reagisce con aggressività se i suoi bisogni e i suoi desideri non vengono soddisfatti per il fatto stesso di essere stati espressi. Viene sempre meno investito di responsabilità e si pretende sempre meno da lui. Ciò conduce non di rado ad un senso di stupida onnipotenza. Con tutto l’amore, la disponibilità, la pazienza, la dedizione possibile e immaginabili, in queste famiglie crescono individui nei quali i talenti e le capacità tendono ad atrofizzarsi perché non messi alla prova ed esercitati. I genitori spesso si rivolgono a specialisti proprio per lamentarsi e per chiedere aiuto: i figli, soprattutto i maschi, di fronte a un ostacolo il più delle volte o si arrendono o cercano di evitarlo e i genitori non capiscono come possa succedere, visto tutto l’affetto, l’amore, le cure da loro profusi nell’allevarli. La reazione sarà tuttavia aiutarli ancora di più. I problemi che portano le famiglie o i figli stessi a chiedere l’aiuto dell’esperto sono: • Problemi scolastici; • Nevrosi d’ansia; • Depressione; • Problemi della sfera affettiva: delusioni amorose che non riescono a superare o relazioni amorose continuamente interrotte; • Disturbi della sessualità • Disturbi dell’alimentazione. La conseguenza più dannosa per il figlio, in questa fase cruciale della costruzione di sé, può venire ostacolato, con la sua stessa complicità, nel costruire l’autonomia e il senso di indipendenza che dovrebbero essere il cardine della sua integrità psicologica.

Modello di famiglia iperprotettiva

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