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Giu29

La gabbia dei rituali: il disturbo ossessivo - compulsivo

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"Così, la paura di un male ci conduce a un male peggiore" Epicuro

Per gli ossessivi non c'è scelta l'ossessione ha già scelto per loro, prima di loro E.M. Cioran L’immagine metaforica che meglio rappresenta la logica sottostante ai disturbi ossessivo-compulsivi è resa da un aneddoto di Paul Watzlawick: un paziente ricoverato in un ospedale psichiatrico continuava con il suo rituale “clap clap”, batteva le mani. Uno psichiatra provò ad intervenire chiedendo al paziente: “Perchè fai così?” – “Per mandare via gli elefanti” – rispose il paziente. Il dottore, utilizzando la ‘logica ordinaria’ come strumento di cura, provò a convincere il paziente a fermarsi, dicendogli “Come puoi ben vedere, non c’è alcun elefante qui” – “Certo, è perché funziona benissimo!” rispose il paziente, facendo uso della sua ‘logica non-ordinaria’ per spiegare ciò che stava succedendo, e intanto continuava a battere le mani. I rituali ossessivo-compulsivi non sono illogici ma seguono una logica non-ordinaria. Per modificare il loro ‘equilibrio’, quando elaboriamo strategie terapeutiche, dobbiamo entrare nella stessa logica non-ordinaria. Nell'ottica strategica non si può persuadere un paziente ad eliminare le sue ossessioni o ad interrompere l’esecuzione dei suoi atti rituali attraverso spiegazioni razionali. È invece necessario chiedergli di eseguire ‘meglio’ il suo rituale, suggerendogli ‘un metodo più efficace’ per soddisfare le sue necessità e raggiungere lo scopo delle sue azioni, il che significa riuscire a controllare la sua paura. La descrizione di questa patologia può essere effettuata semplicemente riferendosi all'immagine di una persona che è costretta da una sua fissazione fobica a eseguire particolari ritualizzate azioni. Tale copione tende di solito a esasperarsi sino a che il soggetto giunge a eseguire costantemente rituali ossessivi. I rituali possono essere azioni tra le più disparate e talvolta creative, oppure pensieri o immagini mentali da ripetere o da organizzare in specifiche sequenze. Non c'è limite alla fantasia umana, pertanto non c'è limite alle forme di ritualizzazione patologica.Questo disturbo, che nasce dall'esigenza di calmare un'emozione ad esempio la paura, si trasforma in una trappola invalidante. Alcuni casi più gravi possono arrivare a passare tante ore al giorno a ripetere i rituali, proprio perchè ad un certo punto non riescono più a farne a meno.
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